L’abitudine a utilizzare Internet per cercare notizie su malattie e sintomi va da un approccio razionale, mirato a soddisfare un fisiologico bisogno di informazioni destinate ad approfondire le proprie conoscenze su una determinata patologia, fino alla cosiddetta diagnosi fai-da-te, elemento piuttosto destabilizzante della medicina contemporanea ma sempre più presente nel menage tra l’individuo digitale e il sistema sanitario.

La nuova epidemiologia secondo Google
La medaglia, d’altro canto, ha anche un lato positivo. Le parole chiave inserite nei motori di ricerca usati sul Web, relative a fattori di rischio, sintomi, indagini diagnostiche o terapie di una malattia, possono diventare una miniera di dati raccolti in tempo reale. Possiamo sapere quante persone, in un dato momento e in un dato luogo, sono alle prese con una determinata patologia o ne sono comunque preoccupati, e quali specifici aspetti sono coinvolti: ne reca affidabile traccia l’insieme delle stringhe di ricerca che Google conserva e analizza con diligenza.

Se qualcuno digita “diabete” può essere a caccia di informazioni generali, ma se invece scrive nel campo di ricerca “insulina e ipoglicemia” o “perdere peso” rivela in questo caso un interesse più specifico verso una complicanza della terapia insulinica o la sua personale battaglia verso uno dei fattori di rischio della stessa malattia. In qualche modo il suo profilo di attività fornisce un’informazione più raffinata, un sottoinsieme che può essere molto utile in un sistema di sorveglianza sanitaria su una determinata malattia, portando informazioni utili alla ricerca epidemiologica e clinica.

La vastità e l’immediatezza dei dati che Google, come principale motore di ricerca, mette a disposizione con strumenti specifici e accessibili gratuitamente al pubblico, possono quindi rappresentare una fonte innovativa per la ricerca, in grado di selezionare e raccogliere informazioni sanitarie dal mondo reale. Ciò consente di superare alcune limitazioni intrinseche delle ricerche classiche, condotte su gruppi di popolazione numericamente più ristretti e con metodi più rigidamente incasellati in convenzioni stabilite “a priori”, che qualcuno ha definito bio-centriche in relazione al loro essere spesso legate a parametri biologici.

L’occhio di Google è intrinsecamente dotato di una visione più a largo raggio: osserva il mondo reale con le persone e le loro necessità, le loro paure, spesso affidate con maggior disinvoltura a un motore di ricerca invece che a un medico. Ed è un punto di vista in qualche modo privilegiato e meno selettivo, potendo accumulare informazioni "aperte” su argomenti non precedentemente stabiliti, captando quindi continui suggerimenti dalla realtà.




Istantanee GoogleTrends da Londra

Coscienti di queste potenzialità della Rete, un gruppo di ricercatori dell’Università di Warwick nel Regno Unito ha realizzato un’innovativa ricerca utilizzando come fonte di informazioni lo strumento di ricerca GoogleTrends, strumento idoneo reso disponibile gratuitamente dal colosso di Mountain View, pubblicando poi gli interessanti risultati su Scientific Reports.

SearchBox, le parole che non ti ho detto: la confidenza oltre il medico
Dopo una fase di messa a punto dei target di ricerca, tramite la selezione di aspetti epidemiologici e clinici importanti nel diabete, come genere, età, peso, BMI (Indice di Massa Corporea), abitudini di vita come il fumo, si è passati alla fase operativa, aperta comunque a modifiche suggerite dall’attività degli utenti.

Accedendo a Google Trends e restringendo la ricerca nell’area centrale di Londra, sono state monitorate specifiche parole chiave e stringhe di ricerca del tipo “come perdere peso”, “smettere di fumare”, oltre allo stesso termine esplicito “diabete”. L’abitudine a cercare in rete questo tipo di informazioni, esplosa dopo la diffusione capillare di smartphone pressoché in tutti gli strati di popolazione, ha reso possibile raccogliere con questo metodo una grande mole di dati che rappresentano una traccia affidabile delle esigenze sanitarie, relative all’argomento selezionato, di quell’area cittadina di Londra.

Il metodo costituisce un interessante esperimento sull’uso dei cosiddetti big data - l’accesso a grandi moli di dati e le tecnologie per gestirli - anche in campo sanitario per monitorare malattie, complicanze, fattori di rischio, con il vantaggio di poter spesso indagare a fondo anche su problemi taciuti nel rapporto medico-paziente. Molto probabilmente, in breve tempo, ricerche effettuate con questo metodo non saranno più un argomento da segnalare come curiosa innovazione e rappresenteranno invece la norma.

Big Data liberamente accessibili
È infatti ragionevole supporre che la disponibilità di strumenti come Google Trend non sarà ignorata da chi vuole, per motivi di ricerca clinica, fotografare lo status di una popolazione selezionata per ciò che riguarda una malattia specifica, le cause in essere, le aspettative degli individui in quell’ambito medico specifico. E c’è da ritenere che la sempre maggiore diffusione dell’uso di tecnologie di tipo mobile per l’accesso alla Rete renderà i dati raccolti sempre più sensibili e attendibili, anche per merito di innovativi strumenti matematici con cui saranno estratti e analizzati i dati.