Il diabete rappresenta, nel mondo occidentale, una "malattia sociale" e colpisce in Italia circa il 3% della popolazione generale. Vi è da notare che gran parte dei pazienti non sa di essere affetto dalla malattia per cui la prevalenza di tale patologia è sicuramente doppia. Nel prossimo futuro tale cifra è destinata ad aumentare sia per l'incremento dell'apporto nutrizionale legato ad iperalimentazione, sia per il progressivo incremento della vita media. Infatti il diabete colpisce maggiormente il sesso maschile di età compresa fra i 45 e i 50 anni e le donne dopo i 55 anni. Oltre i 65 anni la prevalenza della popolazione generale passa dal 3% al 10%.

L'attuale trasformazione demografica in atto nella nostra società e le nuove possibilità terapeutiche, offrono l'opportunità di curare il paziente per un lungo periodo di anni aumentandone la spettanza di vita che è pari a 74 anni per gli uomini e ad 81 anni per le donne. La condizione di cronicità tipica del diabete fa sì che dal momento della diagnosi si possano manifestare, dopo svariati anni di malattia, le complicanze croniche che coinvolgono sia il sistema microvascolare (sotto forma di retinopatia, nefropatia e neuropatia) sia il sistema macrovascolare (sotto forma di cardiopatia ischemica, aterosclerosi e vasculopatia periferica). Ognuna di queste complicanze oltre a peggiorare la qualità di vita del paziente, coinvolge problematiche sociali, familiari, assistenziali di notevole entità.

Il diabete dell'anziano è principalmente di Tipo 2, cosi' chiamato per distinguerlo dal Tipo 1 che si manifesta abitualmente nel giovane, ed è causato da una mancata risposta insulinica a livello degli organi bersaglio (fegato, muscolo e tessuto adiposo) associato ad un progressivo decadimento della secrezione ormonale da parte del pancreas. In questa età si associano inoltre altri fattori che compromettono ulteriormente il metabolismo dei carboidrati quali la ridotta attività fisica, l'aumento della massa adiposa, la ridotta massa muscolare e la contemporanea assunzione di farmaci cosi' detti diabetogeni (diuretici, steroidi ecc) poiché in grado di interferire con il metabolismo glucidico.

E' importante porre una diagnosi precoce soprattutto poichè l'esordio della malattia è molto spesso subdolo e si presenta con cambiamenti dell'umore ("malessere iperglicemico"), intensa astenia e ripetuti episodi infiammatori a livello di diversi apparati (polmoni, vie urinarie, cute ecc.) Ciò deve indurre il sospetto che deve essere confermato con esami ematici quali la glicemia a digiuno e a due ore dal pasto che dimostrano elevati livelli di glucosio nel sangue o un semplice esame delle urine dove si può trovare la presenza di glucosio quale espressione dell'eliminazione urinaria dell'eccesso di glucosio ematico.

I numerosi presidi farmaceutici di cui oggi si dispone sono in grado di correggere le alterazioni metaboliche specifiche del paziente. Si passa da farmaci in grado di stimolare la secrezione insulinica dal pancreas a farmaci che migliorano l'utilizzazione del glucosio a livello dei tessuti periferici (come ad esempio il vasto gruppo degli ipoglicemizzanti orali). Importante nella scelta del farmaco è anche la sua durata d'azione e la sua via di eliminazione poiché laddove esista una condizione di protratta stimolazione della secrezione insulinica o una insufficiente eliminazione renale, vi è il rischio di crisi ipoglicemiche che nell'anziano sono pericolose in quanto tali pazienti sono più suscettibili ai danni neurologici . In tal caso è opportuna la somministrazione di insulina che, offre il vantaggio di riportare il paziente ad un buon controllo metabolico migliorando la sua qualità di vita. Il trattamento con insulina riguarda quei pazienti che hanno iniziato tale terapia in gioventù e sono "invecchiati" con il diabete, e quei pazienti che presentano una insufficiente risposta agli ipoglicemizzante orali dopo diversi anni di terapia. Tali soggetti vengono trattati con terapia insulinica in associazione alla terapia orale già praticati o da sola. L'insulina deve essere considerata quindi una valida possibilità terapeutica nei pazienti diabetici scompensati di qualsiasi età essi siano.

Oggi sono disponibili nuovi tipi di insulina tra cui gli analoghi pronti e lenti, efficaci nel ridurre le iperglicemie dopo i pasti e meno pericolosi dal punto di vista dell'insorgenza di crisi ipoglicemiche. La via di somministrazione dell'ormone, oggi ancora utilizzato esclusivamente per via sottocutanea, non costituirà in un prossimo futuro un ostacolo vista la possibilità di disporre di insuline che saranno somministrate per via inalatoria.